Per onore o per denaro, per fare giustizia o per commettere crimini: nel XIII° Secolo e durante tutto il Medioevo l'abilità di combattere fece la differenza tanto nella politica dei signori come nella quotidianità di molti uomini alcuni dei quali fecero delle armi un'autentica professione.
I popolani finivano spesso in guerra loro malgrado e, non avendo altri mezzi, convertivano in armamento gli arnesi di uso quotidiano: scuri, forconi, falci e roncole, che talvolta venivano legate in cima a lunghi bastoni.
Da questi improvvisati strumenti derivarono le armi in asta come la picca, la bardica o il roncone, dietro le quali la milizia contadina si serrava sino a formare un'autentica siepe di punte in grado di compensare con la massa la mancanza di corazze individuali.
Di uso molto diffuso erano anche mazze e randelli.
Per i meno abbienti si trattava di semplici bastoni chiodati con un laccio di cuoio per evitare che sfuggissero di mano, non mancavano però mazze di legno con flange di ferro o mazze snodate alla cui estremità era agganciata una catena che reggeva delle sfere metalliche.
Molto diffuso fra i fanti era anche l'utilizzo dell'ascia, in particolare quella detta "danese", lunga circa un metro e con una parte tagliente di 30x15 cm.
L'arma principe, autentico simbolo dell'epoca, resta comunque la spada la cui forma si modificò attraverso i
secoli e generò un grandissimo numero di varianti: spade a un filo, due fili o a falcione, spade ad una mano, due mani o "bastarde" cioè suscettibili di essere usate in entrambi i modi.
Le forme delle spade erano funzionali alla tecnica di combattimento che si voleva adottare: la spada corta, già in uso presso gli antichi romani (daghe e gladi), indicava la necessità di combattere in formazioni compatte, schiera contro schiera, in una situazione che lasciava poco spazio di movimento (ecco dunque una lama corta che si maneggia meglio).
Vi erano di contro lunghissime spade a due mani, poco adatte ad un corpo a corpo, che erano invece efficacissime per frantumare le lance e le picche della fanteria avversaria.
Significativi furono anche i mutamenti nella forma della guardia (la parte sopra l'elsa destinata a proteggere la mano) le prime erano corte e diritte e formavano con la lama il simbolo della fede tanto caro ai crociati, altre invece erano ricurve in avanti, come i rebbi di un tridente, in modo da poter imprigionare la spada avversaria.
La guardia diventava così uno strumento di offesa, una leva a disposizione del combattente e di grande utilità nella scherma ravvicinata (il c.d. "gioco stretto").
Nel corso dei secoli (ed alcuni vedono in ciò un sintomo di decadenza nella formazione dei soldati) la guardia perse la sua forma essenziale e si trasformò in una sorta di gabbia metallica che proteggeva tutta la mano facendone un bersaglio meno facile.


