sovra tutti Clorinda eccelsa appare.
A costei la faretra e 'l grave incarco
de l'acute quadrella al tergo pende.
Ella già ne le mani ha preso l'arco,
e già lo stral v'ha su la corde e 'l tende;
e desiosa di ferire, al varco
la bella arciera i suoi nemici attende"
è l'immagine fantasiosa, e molto affascinante, di una guerriera pronta alla battaglia quella che Torquato Tasso descrive nelle pagine della sua "Gerusalemme liberata" (Cap. XI - 27-28).
Occorre premettere che, nel corso del Medioevo, fu in uso il titolo di "cavaliera" (equitissa, militissa o militis uxor) di cui poteva fregiarsi la donna che sposava un cavaliere.
Similmente erano dette "cavaliere" (al femminile plurale) le donne sposate ad un "non cavaliere", alle quali fosse concesso un feudo. In questo caso l'attribuzione della qualifica cavalleresca era essenziale affinché esse potessero detenere il feudo legalmente (si trattava di situazioni certo non frequenti ma esempi se ne trovano fin dal XII secolo)[1].
In entrambi i casi suddetti il titolo di "equitissa" aveva però un valore meramente onorifico o giuridico e non implicava iniziazione ed investitura.
Di contenuto sostanzialmente diverso le confraternite cavalleresche femminili quali l'Ordine di Santa Genoveffa[2] le cui affiliate erano sottoposte ad un periodo di probazione, rimanevano vergini e ricevevano la vestizione con la consegna della spada. In questi casi si trattava di donne che consacravano loro stesse ad un ideale di vita, le fonti a nostra disposizione non ci dicono se tale scelta includesse anche l'uso concreto delle armi o se l'attività svolta avesse una valenza assistenziale e caritativa (comunque non meno importante e meritevole).
L'idea delle donne realmente combattenti ha riempito la leggenda sin dal tempo delle Amazzoni ed è proprio ad esse che Guglielmo di Malmesbury si richiamò per descrivere la figura della contessa Matilde (di Canossa) che "dimentica del suo sesso, e non impari alle antiche Amazzoni, guidava in battaglia schiere corazzate di uomini"[3].
- LA CAVALLERIA MEDIOEVALE di Bernard Marillier - Edizioni L'Età dell'Acquario - 2005 - pag. 96. Si ricorda il caso di Ermangarde de Toisy (XIII sec.) il cui marito non fu mai cavaliere.
- LA CAVALLERIA MEDIOEVALE di Bernard Marillier - pag. 97. Ordine fondato nel 1353 o 1358, si dice che la stessa Giovanna d'Arco ne avrebbe fatto parte. Santa Genoveffa (Geneviève) è la Santa Patrona della città di Parigi.
- GESTA REGUM ANGLORUM (1135) di Guglielmo di Malmesbury - Edizioni Studio Tesi - 1992 - pag. 363. Grazie al sostegno della Contessa Matilde papa Urbano II beneficiò di un periodo di tranquillità nei suoi rapporti con l'imperatore. Analogamente lo stesso autore ricorda la figura della regina inglese Sexburga: "...né alla donna mancava lo spirito per assumersi i compiti del governo: metteva in piedi nuovi eserciti, teneva nell'obbedienza i vecchi, governava con clemenza i sudditi, usava un cipiglio minaccioso verso i nemici, insomma faceva tutto in modo tale che non la si poteva distinguere in nulla da un uomo, se non per il sesso" - GESTA REGUM ANGLORUM - pag. 39

