BIBLIOTECA MEDIEVALE
 -
Elmi e corazze
 
     
 
Biblioteca Medievale > Elmi e corazze

 
  ELMI, CORAZZE E SCUDI

Quando gli antichi romani raggiunsero le terre della Britannia la popolazione locale dei Pitti, i cui combattenti esaltavano il proprio valore lanciandosi in battaglia nudi con la pelle dipinta da sacri disegni, risero alla vista di quegli stranieri. Il loro ragionamento era semplice: se i fanti romani avevano bisogno di un'armatura, di un elmo e di uno scudo era semplicemente perchè erano vili e non sapevano combattere.
La lezione della storia non passò inosservata.

Durante tutto il Medioevo la cura con cui si svilupparono strumenti per la difesa del corpo fu quindi pari a quella con cui si forgiavano nuove e migliori armi di offesa.

L'elmo (di ferro o di rame) iniziò con il coprire solo il cranio (cervelliera) sino ad elaborarsi con l'aggiunta di una striscia metallica a protezione del naso (elmo normanno) o di larghe falde metalliche ( "chapel de fer"). Il definitivo sviluppo lo fece diventare una scatola a protezione di tutta la testa (elmo pentolare) poi integrata da altre aggiunte quali ad esempio un cono metallico frontale all'altezza del viso (il c.d. "becco di passero") che serviva a deflettere i colpi avversi facendoli scivolare.

Le mani si coprirono con guanti di pesante cuoio, che poi divennero ferrati, e come i soldati delle epoche precedenti anche gli uomini del Medioevo fecero largo uso di scudi con varietà di forme e di misure.
Si andava dal più piccolo (il boccoliere o la rotella) che aveva un diametro di circa 50 cm., per passare a quelli "a targa" (simili a scudi araldici) e poi ancora i più grossi e lunghi scudi fatti a forma di goccia per proteggere anche le gambe del combattente.

Negli assedi facevano poi la loro comparsa degli scudi ancora più grandi in grado di coprire anche più di un combattente: i "palvesi" dietro ai quali trovavano riparo arcieri e balestrieri che si spingevano sotto le mura per dar man forte agli assedianti.

Le corazze di cuoio e le lunghe tuniche imbottite (i c.d. bambagioni) si coprirono con il tempo di solide piastre metalliche oppure vennero sostituite da pesanti "usberghi". Questi ultimi avevano la forma di tuniche ma non erano fatti di tessuto bensì di decine di migliaia di anelli metallici intrecciati fra loro.

Quanto alle armature che vediamo oggi nei musei, autentiche scatole metalliche che ricoprono tutto il corpo, si svilupparono dopo il XIII° secolo ed al riguardo è bene sottolineare che quelle pervenute ai giorni nostri sono per lo più armature da parata, riccamente cesellate, che venivano usate per sfilare e non per combattere (ed è per questo che sono arrivate sino ad oggi).

Concludiamo questo nostro excursus con una complessiva descrizione dell'armamento di un fante medioevale che abbiamo ricavato da una fonte dell'epoca, lo statuto della città di Ferrara (1268) ove si dice " ... che ciascuno deputato alla custodia della pubblica fortezza tenga giaco, collare in ferro, bacinello in capo e buona cervelliera, spada, lancia, targhetta e coltello da ferire ... ".

Il combattente recava dunque con sé un carico non indifferente, circa 15/20 Kg. di bagaglio che veniva portato appresso nelle marce e con indosso il quale si doveva riuscire a combattere in ogni condizione di terreno ed atmosferica (dalla pioggia alla grande calura). Immaginate quale vigoria fisica e resistenza dovessero avere queste persone.

Giannetto di Belforte