La cultura medioevale vedeva gli uomini divisi in tre classi: quelli che pregano (monaci e preti), quelli che lavorano (il popolo) ed infine i nobili, il cui compito specifico è di combattersi.
Quando la guerra mancava i cavalieri davano allora prova del loro valore in apposite competizioni, periodicamente organizzate da tutti i più ricchi signori d'Europa.
Gli eventi erano celebrati con grande fasto ed annunciati dagli araldi: tutta la macchina organizzativa che gravitava intorno alla tenzone dava vita a grandi feste che riempivano di animazione ed allegria il castello ed i villaggi vicini.
All'interno di uno steccato detto "lizza" i contendenti si affrontavano nella "giostra" (dal francese antico "joste") cercando di disarcionarsi a colpi di lancia, oppure si impegnavano a colpire un apparecchio mobile a forma di guerriero o di mostro (detto quintana).
Nell'ultimo giorno poi, su di un grande spazio aperto, si svolgeva infine il "torneo" con i cavalieri, riuniti in due squadre, pronti a combattersi in uno scontro collettivo fatto di piú assalti.
Le armi erano "cortesi" vale a dire spuntate, ma la violenza degli impatti e delle cadute era tale da lasciare più di un contendente malconcio, ferito o addirittura morto.
I vincitori (premiati con anelli, armi impreziosite da gemme, falconi da caccia) raccoglievano nel banchetto della sera l'omaggio ed i festeggiamenti delle dame.
L'interesse per questo genere di competizioni ed il fascino esercitato dai combattimenti cavallereschi ha avuto sin dal medioevo un peso notevolissimo.
A testimoniare l'autentica passione che gli eventi d'arme suscitavano nei letterati dell'epoca ci è rimasto il canto Bertran De Born (1140 - 1215 circa) poeta e cavaliere:
"Ben mi piace la gaia stagione di primavera, che fa venire foglie e fiori; e mi piace quando odo l'allegria degli uccelli che fanno risuonare il loro canto per il bosco (…). E mi piace quando vedo tende e stendardi nel prato piantati e gran giubilo provo quando vedo per la campagna schierati cavalli e cavalieri in arme. E mi piace quando gli scorridori fanno fuggire genti e armenti e mi piace quando vedo appresso a loro venire in frotta gran quantità di armati. E godo nel mio cuore quando vedo forti e castelli assediati e i ripari rotti e sfondati, e vedo l'armata già sulla ripa che è tutt'intorno chiusa da forti pali.
Ed altresì mi piace un signore quando è il primo ad assaltare a cavallo, armato, senza timore, che così infonde ardimento nei suoi con la valente sua bravura; e poichè la pugna si è mischiata, ciascuno dev'esser pronto a darvi dentro di lieta voglia, perchè nessun uomo è pregiato se non ha dato e preso colpi molti. E vedremo mazze e spade forare e frantumare elmi variamente colorati, scudi, all'appiccarsi della pugna, e molti prodi colpire l'un l'altro (…) e quando si è dentro la pugna, non pensi uomo alcuno di buon sangue ad altro che troncare teste e braccia, chè meglio val morti che vivi e vinti" (dal canto "Be'm platz").

