Mentre i mari nordici erano solcati da agili drakkars (dragoni) e snekkars (serpenti) nelle acque del Mediterraneo si fece uso del dromone e della galea, che si muovevano spinti del vento ma soprattutto dalla forza dei remi.
Al riguardo è giusto sottolineare come il ruolo del rematore sia stato probabilmente il più ingrato in tutta la storia della marina e si fa fatica a pensare che ci fossero persone capaci di sceglierselo come mestiere.
Il soprannome dato al rematore volontario (detto "buonavoglia") la dice lunga sulla volontà che ci volesse per campare in quel modo: il suo alloggio era il banco di voga ove remava, mangiava, dormiva e moriva a fianco dei "galeotti" cioè dei delinquenti che sul remo scontavano la loro condanna.
Il buonavoglia sedeva sull'estremità interna del banco di voga facendo così da schermo col suo corpo fra i galeotti, incatenati al remo, e l'aguzzino armato di frusta che si muoveva su di una passerella centrale stimolando con la frusta i malcapitati rematori.
Nelle fasi di battaglia, quando il ritmo del tamburo saliva chiamando al massimo sforzo, il rematore stringeva fra i denti un pezzo di legno o di sughero per non urlare e far rumori che avrebbero disturbato la comprensione degli ordini di manovra[1].
Per quanto concerne le caratteristiche specifiche del dromone e della galea i testi da noi consultati[2] forniscono dati divergenti, ve li esponiamo così come li abbiamo trovati invitandovi a contattarci qualora siate in possesso di fonti in grado di chiarirci le idee al riguardo.
Il dromone è una nave tipicamente bizantina e specificamente da guerra, lunga circa 50 m e larga 8 (in questo le fonti concordano) dotata di un castello a ciascuna estremità e di due-tre alberi a vela quadra in seguito sostituita con quella triangolare latina che permetteva di sfruttare meglio il vento.
Secondo il Viscardi-Barni questa nave portava in media 50 vogatori mentre la Rizzoli-Larousse parla di 100 remi in due ordini sovrapposti con 200 vogatori e 2/300 tra marinai, soldati ed ufficiali.
La galea, che secondo la Rizzoli-Larousse nasce proprio come sviluppo del dromone, era nave di circa 50 metri di lunghezza, larga 7 metri e con 2 metri di immersione, aveva uno o due alberi (raramente tre) a vela latina e 25 o 30 banchi per la voga su ogni lato. Fino alla metà del 1500 le galee usavano un remo per vogatore e quindi per ogni banco vi erano due, tre o quattro scalmi ravvicinati (da cui i termini: bireme, trireme e quadrireme)[3].
Secondo il Viscardi-Barni la galea avrebbe avuto dimensioni sensibilmente più ridotte: 41 metri di lunghezza per 6 di larghezza, una nave quindi più piccola del dromone, destinata tanto all'uso militare come a quello mercantile e navigava sporgendo dall'acqua per non più di un metro e mezzo.
Per lungo tempo le navi avevano viaggiato orientandosi col sole e le stelle (suscettibili di sparire in caso di maltempo) o navigando a vista lungo la costa per evitare di perdersi, ma questo rallentava i viaggi ed impediva le rotte dirette, di gran lunga più veloci.
Nei grandi mari di sabbia, nei deserti attraversati dalle carovane, gli arabi usavano già da tempo un piccolo ago magnetico che veniva posto su di un bastoncino di sughero galleggiante nell'acqua, un sistema al contempo semplice e miracoloso destinato a cambiare radicalmente il modo di navigare.
In Europa le prime notizie sull'uso di questo strumento riguardano la marina amalfitana e si collocano alla fine del XII secolo, non fu quindi Flavio Gioia l'inventore ma furono sicuramente gli Amalfitani ad adottarlo e perfezionarlo rendendolo adatto al suo utilizzo in mare ove il rollio delle onde (specie durante le burrasche) avrebbe reso impossibile l'uso di un ago galleggiante in un vaso d'acqua.
Nel 1269 la bussola è già dotata di un anello diviso in 360 gradi[4], in seguito l'ago calamitato (fatto di magnetite, un minerale di ferro che si trova in abbondanza sull'isola d'Elba) fu lasciato libero di oscillare fra due punte che lo tenevano sollevato sia dal fondo che dal coperchio di vetro. Uno strumento così importante ed al contempo fragile veniva custodito in una solida scatola fabbricata in legno di bosso e perciò detta "buxula", da cui il nome bussola rimasto immutato ai giorni nostri.
- L'ITALIA NELL'ETÀ COMUNALE - pag. 696
- La prima fonte è ENCICLOPEDIA RIZZOLI LAROUSSE - Rizzoli Editore - Milano - 1967 - Vol. V - pag. 464 (dromone) - Vol. VI - pag. 671 (galea) l'altra fonte è L'ITALIA NELL'ETÀ COMUNALE - pag. 695 (dromone e galea)
- ENCICLOPEDIA RIZZOLI LAROUSSE Vol. VI - pag. 671 - Soltanto nel cinquecento si passò ai remi c.d. "a scaloccio", uno cioè per ogni banco di ciascun lato maneggiato da tre a cinque vogatori.
- L'ITALIA NELL'ETÀ COMUNALE - pag. 704

