La storia della Medicina, cioè la lotta dell'uomo contro la morte, la sofferenza e la menomazione, non cessa di essere portata avanti nel Medioevo e, ad onta di quanti liquidano questo periodo con un generico "secoli bui", vi sono scritti che testimoniano la presenza di studiosi e di scuole che sviluppano nuovi rimedi.
In particolare a Salerno esisteva una scuola medica assai rinomata e già nel X secolo i dottori di quella città godevano della fama di ricercatori ingegnosi e guaritori efficaci tanto che ci è giunta notizia di un tale vescovo Adalberto II che si mise in viaggio dalla lontana Verdun a cercare colà chi potesse dare rimedio ai suoi malanni.
Ad aver fatto la fortuna di questa scuola non fu soltanto la presenza di figure dotate di grande esperienza professionale ma anche l'essere stata una "porta aperta" sul mondo arabo, sul mondo greco e del vicino Oriente da cui affluirono testi preziosi dei quali venne redatta la traduzione latina.
Quello che vi proponiamo di seguito è un brevissimo estratto delle Regole Salutari Salernitane (flos medicinae), un testo fatto di sentenze brevi ed incisive che compongono un manuale di igiene e medicina preventiva fondato soprattutto su una saggia dietetica ed una bonaria filosofia del quieto vivere.
La leggenda (e tale pare essere soltanto) vuole che Roberto Duca di Normandia (figlio di Guglielmo il Conquistatore) essendo reduce dalla Terrasanta e tormentato da una ferita al braccio, si fermasse durante il viaggio di ritorno in patria a Salerno. Lì il più eminente dei medici locali, Giovanni da Milano, avrebbe dettato per lui il Regimen.
In realtà non conosciamo con certezza né l'autore né la data di quest'opera di cui ci arrivano le prime notizie dalla seconda metà del XIII secolo grazie al commento del medico spagnolo Arnaldo da Villanova.
Per consentire a tutti un primo approccio a questo testo non ne abbiamo riportato la versione latina preferendo la traduzione italiana di Piero Magenta (1834) che ben ripropone anche nel tono il carattere di quest'opera.

