Le popolazioni Arabo-Berbere restarono salde padrone della Spagna ove peraltro non vissero da meri predoni ma diedero vita a strutture statali organizzate (quali il Califfato di Cordova) che lasciarono importantissime testimonianze culturali ed architettoniche. Il Mar Mediterraneo divenne così più che mai area di coabitazione, e spesso di lotta, fra la civiltà araba e quella europea.
Con un instancabile lavorio fatto di spedizioni militari ed incursioni corsare i saraceni insediarono le loro basi navali acquistando il controllo della Sicilia, delle Baleari e, a periodi alterni della Sardegna e della Corsica, mentre lo stesso Carlo Magno si oppose a loro allestendo (780) due flotte (la "Classis Aquitanica" e la "Classis Italica") "...contra Mauros in litore provinciae Narbonensis ac Septimaniae toto etiam Italiae litore usque Romam".
Le misure difensive non sortirono però l'effetto voluto: nell'839 Bari e Taranto passarono sotto il dominio saraceno che si estese quindi ai territori della Puglia, della Campania (846) ed in tutto il Meridione d'Italia.
Mentre la situazione conflittuale si protraeva ecco un episodio del tutto casuale dare ai fatti una improvvisa accelerazione.
Liutprando, Vescovo di Cremona (920 circa -972) ci narra che, intorno all'anno 889, una ventina di saraceni vennero sospinti da una tempesta lungo le coste della Francia Meridionale prendendo terra nel Golfo Sambracitano (vicino all'odierna Saint Tropez). I naufraghi si resero ben presto conto delle immense potenzialità di quel posto: una baia accogliente nascosta in una profonda insenatura, la presenza di boschi e montagne in cui nascondersi, la totale assenza di resistenza armata. Appena rientrati in Spagna organizzarono una spedizione ed in gran numero fecero vela verso il luogo prescelto: giunti colà costruirono un porto, occuparono i boschi e le montagne costruendovi una rete di fortificazioni, bastioni, posti di guardia, torri di avvistamento e rifugi sotterranei: nasceva così il "Fraxinetum Saracenorum" a guardia del quale svettava, dall'alto di una cima rocciosa, l'inespugnabile fortezza di "La Garde Freinet".
Un caso sfortunato volle che lo sbarco di Frassineto cadesse in un periodo nel quale il trono di Provenza era vacante ed il territorio tormentato da lotte civili, fu così facile per i nuovi arrivati insediarsi e dare il via ad una lunga serie di scorrerie.
Sarebbe troppo lungo dare il completo resoconto di tutti i luoghi raggiunti dai Saraceni, vi proponiamo perciò questa mappa nella speranza che riesca a sintetizzare la vastità del territorio ove si ripeterono costanti le scene così descritte dal "Chronicon Novaliciense": "Hic cum his exit devastare terram illam et rapiunt aurum, et equos et bubulas diversaque monilia, puellasque et parvulos...". Razzie terribili, dunque, con le quali venivano depredate ricchezze, bestiame, donne (che venivano prese come spose) e bambini (da allevare come guerrieri), autentiche calamità paragonabili alle incursioni dei Danesi nel Nord della Francia o degli Unni e Vandali in Italia.

L'efficacia e l'incontrollabilità delle azioni saracene derivava dal fatto che i combattenti non erano raggruppati in grosse armate ma si muovevano come "latrones", feroci guerriglieri raccolti in bande che sapevano combattere al meglio avvalendosi dell'ausilio di un terreno impervio e boscoso. Il loro armamento variava a seconda delle condizioni ambientali: la lunga lancia araba, la spada, la mazza e l'arco, mentre per la difesa venivano usati gli scudi rotondi detti "turs" ed i giachi in maglia di ferro.
I gruppi armati si spostavano di nascosto, comparivano improvvisamente e l'impeto del loro assalto era micidiale: "...talis terremotis ipsam terram invasit quod turres et palacia corruentes et parietes murorum simul collidentes et in brevi ora taliter sunt quassate..." (dal cronista del XIV sec. Piero Atrosi).

